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06 dicembre 2016

San Nicola / Sfantul Nicolae


foto e informazioni prese da web 


San Nicola è venerato il 6 Dicembre come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane, fu vescovo di Myra (oggi Demre), una città situata in Licia, una provincia dell'Impero bizantino, che si trova nell'attuale Turchia.
San Nicola è uno dei santi più venerati ed amati al mondo.Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, è patrono dei bambini e in generale di chiunque si trovi in circostanze sfavorevoli. Egli è anche il protettore delle fanciulle che si avviano al matrimonio e dei marinai, mentre l’ancor più celebre suo patrocinio sui bambini è noto soprattutto in Occidente. È noto anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus.

A Bari il culto è molto sentito e dal 7 al 9 maggio nella città si festeggia il santo con una prolungata festa che ripercorre l’evento della traslazione delle sue ossa nella città, portando in corteo sul lungomare di Bari (il 7 maggio) il quadro con la sua immagine su una caravella.

“Paese che vai usanza che trovi”.
San Nicola ha un grande libro in cui annota il comportamento dei bambini. In Olanda San Nicola porta i regali la notte del 5 Dicembre, in Germania e Romania i bambini ricevono i doni la mattina del 6 Dicembre e in Austria i regali vengono consegnati la sera del 6 . Se non arriva di persona, lascia i regali nelle scarpe o negli stivali che i bambini hanno lasciato fuori dalla porta o dalla finestra.

Particolarmente sentito è a Trieste il culto del Santo protettore dei bambini che il 6 dicembre di ogni anno porta dei doni a quelli buoni e carbone a quelli più discoli. Questa usanza è anche in Romania .
Ogni anno porta i dolciumi per i bambini buoni e un ramusello d'albero per per i più birichini (vivaci) ,essere picchiati in caso di necessità.

Cibi tradizionali legati a san Nicola.
Una strana ma simbolica devozione quella che nella sera fredda del 5 Dicembre vuole che si mettano a bollire le fave. Un rituale antico che rievoca un evento miracoloso. Nel Medioevo, secondo la tradizione, grazie all'intercessione di San Nicola di Bari Patrono di Pollutri, la popolazione, colpita da una grave carestia, fu salvata miracolosamente da una quantità enorme di fave bollite, comparsa all'improvviso all'interno di un grosso pentolone. Il Grättimaa è l'ometto di pan dolce tipico.

Ci sono poi gli speculoos: biscotti alla cannella tipici del Belgio e dei Paesi Bassi (dove sono chiamati "speculaas"), preparati tradizionalmente per la ricorrenza di San Nicola, sono ormai disponibili come prodotto dolciario in qualsiasi periodo dell'anno.
E infine i Pepernoten (noci di pepe)

Altre informazioni su questa festa trovate qui.


foto presa da web


Auguri a tutti quelli che festeggiano l'onomastico oggi! 






11 novembre 2016

11 novembre San Martino di Tours


Nome: San Martino di Tours 
Titolo: Vescovo 
Ricorrenza: 11 novembre 
Protettore :albergatori, cavalieri, fabbricanti di maiolica, fanteria, forestieri, mendicanti, militari, oche, osti, sarti, sinistrati, vendemmiatori, viticoltori.

La leggenda così dice : “Un giorno d`autunno, l’11 novembre probabilmente, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. 

Per questo motivo, si chiama l`estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite.

San Martino di Tours nacque intorno al 317 D.C ed è stato uno dei primi santi non martiri della Chiesa Cattolica. Figlio di un tribuno della legione, rivestiva la carica di "circitor" nella Gallia, dove visse l'esperienza che cambiò per sempre la sua vita e lo consegnò alla storia, alla leggenda e alla santità.

In Italia la Festa di San Martino fa rima con festa del vino, infatti, l'11 Novembre viene "battezzato" il vino novello durante allegri banchetti, accompagnato da carne, castagne arrosto e frutti di stagione.
In Italia è il Patrono di Belluno.
In Germania ad esempio dà inizio alle Feste di Natale, per la quale i bambini organizzano una processione con le lanterne e recitano una filastrocca propiziatrice.

La festa dei cornuti, è poi, una delle più curiose tradizioni associate alla festa di San Martino. Alcuni studiosi ritengono che questa derivi dal fatto che nel medio evo si svolgevano, in quel periodo dell'anno feste e fiere di animali con le corna.
Nella zona cui vivo ,a Sant’Arcangelo di Romagna, a Rimini, si celebra in questi giorni “la Fira di bec”, “La Fiera dei cornuti”, anche se non è proprio destinata agli animali come una volta: ebbene vi arrivano cantastorie da tutt’Italia che cantano divertenti storie di “corna”, naturalmente. Ma se qualche lettore vuole andarci presti attenzione a non passare sotto le grandi corna appese nella piazza centrale: dicono che si mettano a oscillare al passaggio dei "cornuti"



Piatti della tradizione


Rasco o sammartinello,biscotti tipici di Palermo di san Martino, ripieni di crema di ricotta.
Ricetta qui.
foto presa da web
Biscotti di San Martino, biscotti secchi all'anice e cannella tipici della pasticceria siciliana. 
Ricetta qui.


foto presa da web

Cavallo di San Martino, il dolce veneziano di San Martino come dice il nome è un dolce diffusissimo nella provincia di Venezia per festeggiare l’11 novembre. Si riproduce con la pasta frolla la forma di un cavaliere a cavallo e si decora con cioccolato, frutta secca e confetti. Nelle confezioni di pasticceria non c’è la frutta secca, ma ci sono cioccolatini incartati nella loro stagnola “incollati” sul cavallo. Ricetta qui.


Anche l'oca viene mangiata per la Festa di San Martino.Con il vino gli abitanti delle terre che una volta era la “Gallia Cisalpina” e che oggi alcuni chiamano Padania, consigliano di mangiare le castagne e l’oca: 
“Per San Martino castagne, oca e vino!”. 
Un’usanza, quella di mangiare l’oca, da rispettare per avere fortuna, come ci ricordano i veneti: 
“Chi no magna l’oca a San Martin nol fa el beco de un quatrin!”.

oca in umido con castagne e verza 



Barbara del blog  Il mondo di Rina , racconta che in Calabria sono le Pitte di San Martino (nel reggino) , dei dolci pre-natalizi ripieni di frutta secca.
Sempre in Calabria si preparano crustuli salati, muruneddhi, ricetta lo trovate nel suo blog qui.

foto web....pitte di San Martino 
foto web....pitte di San Martino al cacao





Conoscete altri piatti della tradizione che si preparano in questi giorni per la Festa di San Martino ? 

Buon San Martino! 


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Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Giosuè Carducci.

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
 l'anime a rallegrar.

 Gira su' ceppi accesi
 lo spiedo scoppiettando:
 sta il cacciator fischiando
 sull'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

****info : web e Poesia e narrativa****

10 marzo 2015

9 Marzo (10 Marzo) -Santi Quaranta Martiri di Sebaste e un dolce per la ricorrenza (mucenici)

Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi ricordano il 9 Marzo Quaranta Martiri di Sebaste o Santi Quaranta (santi cristiani).
Ricorrenza : 9 marzo (Occidente) 10 marzo (Oriente)




>>Dal sito Santi e Beati <<

Sebaste (Armenia), † 320 
Presso Sivas nell’antica Armenia, passione dei santi quaranta soldati di Cappadocia, che, compagni non di sangue, ma di fede e di obbedienza alla volontà del Padre celeste, al tempo dell’imperatore Licinio, dopo aver patito il carcere e crudeli torture, durante il rigidissimo inverno furono costretti a rimanere di notte nudi all’aperto su di uno stagno ghiacciato e, spezzate loro le gambe, portarono così a termine il loro martirio.
Quando tutti morirono, i loro corpi furono portati fuori città e bruciati e le ceneri disperse nel vicino fiume. Nonostante questo gesto di disprezzo verso i martiri, parti di reliquie evidentemente poterono essere recuperate e venerate poi in diverse chiese, esse giunsero nei secoli successivi anche a Brescia, in Palestina, Costantinopoli, Cappadocia.

"Il martirio dei 40 Martiri di Sebaste è un grande esempio di fede cristiana, perseveranza, sacrificio e amicizia. Infatti, sebbene originari di paesi diversi, questi erano soldati che prestavano tutti servizio presso la stessa legione dell'esercito romano"

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In Romania ,come tradizione per la ricorrenza di questa Festa , si preparano dei dolci di nome mucenici.  Mucenici ,in italiano vuol dire martiri.
Sono due tipi di mucenici, mucenici bolliti e mucenici al forno.
L'anno scorso ho preparato mucenici bolliti (muntenesti), tipici della regione Muntenia, Dobrogea .
La mia ricetta di mucenici lessati,  lo trovate qui.



Oggi vi lascio la ricetta dei mucenici al forno (mucenici moldovenesti) cosi come si fanno solo in alcune zone della Romania (ex. Moldova , Banat).
Sono fatti con un impasto lievitato; ecco la mia ricetta:

Ingredienti:
500 g.di farina 00
25 g.di lievito di birra fresco
1 uovo
50 g.di zucchero
250 ml. latte intero tiepido
buccia di un mezzo limone grattugiato
50 g.di burro
1 bustina vanillina
sciroppo:
300 ml. acqua
150 g. zucchero
gocce aroma vaniglia o mezza bacca vaniglia
buccia di limone
per decorare:
miele
noci tritate

Procedimento:
Sbriciolare il lievito in una ciotolina, aggiungete un cucchiaino di zucchero, po’ di latte tiepido e una manciata di farina e mescolate bene. Il composto non deve essere troppo liquido, nè troppo solido. Mettete a riposare in un posto abbastanza caldo, riparato, ben coperto. Quando il composto raddoppia, trasferirlo in una grande ciotola. Aggiungere l'uovo montato con lo zucchero. Aggiungere il burro fuso e raffreddato, il latte tiepido, la vanillina, la buccia di limone ,e per finire la farina. Non mettere tutta la farina dal’inizio, aggiungete poco alla volta. Impastare bene con le mani , sbattendo contro le pareti della ciotola circa 5-10 minuti . L’impasto finale deve essere compatto e liscio e non troppo molle o troppo duro. Se vi sembra giusto non mettete tutta la farina.Se è troppo molle aggiungete dell'altra farina. Coprite bene e lasciare lievitare l’impasto in un posto abbastanza tiepido per minimo 1 ora.
L'impasto viene suddiviso in pezzi da modellare (per 500 g.di farina circa 11-15 pezzi , dipende dalla grandezza che si vuole fare) . Formate un rotolo lungo circa 25-30 cm., poi un cerchio (come in foto) e poi attorcigliate a metà dando la forma di otto. Spennellate con uovo e lasciateli ancora nella teglia a lievitare per circa 30 minuti, in un luogo tiepido. Cuoceteli  nel forno (già riscaldato) a 180 °,per 30-40 minuti ,fino che diventino dorati. Preparate lo sciroppo. Portare a bollore l'acqua, lo zucchero, la buccia di un limone (o arancia) e la vaniglia. Quando bolle spegnere, coprire subito e lasciar raffreddare.
Quando i mucenici sono tiepidi bagnateli con lo sciroppo, anche sopra con un pennello. Spennellate sopra con il miele e mettete gherigli di noce tritati.




23 aprile 2014

23 Aprile San Giorgio / 23 Aprilie Sfântul Gheorghe



Oggi è San Giorgio! Auguri a tutti quelli che si chiamano Giorgio o Giorgia.

San Giorgio è stato, secondo una consolidata e diffusa tradizione, un martire cristiano, venerato come santo megalomartire da quasi tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. 
Data di nascita: 280 d.C., Lod, Israele Data di morte: 23 aprile 303 d.C., Nicomedia, Turchia.

La sua festa presso molte popolazioni del mondo rurale mediterraneo, rappresenta la rinascita della natura e l’arrivo della Primavera, il Santo ha ereditato le funzioni di una più antica divinità pagana connessa con i culti solari: San Giorgio che sconfigge il Drago è diventato il dio solare che sconfigge le tenebre.
 La sua storia è codificata nel XIII secolo da Jacopo da Voragine nella “Leggenda Aurea” ma se ne conoscono poi innumerevoli varianti. E’ considerato protettore, con San Sebastiano e San Maurizio, dei cavalieri e dei soldati, viene invocato contro i serpenti velenosi, la peste, la lebbra e, nei paesi slavi, contro le streghe. Nel Medioevo e nel Rinascimento frequenti erano le lotte tra cavaliere e drago drammatizzate in sacre rappresentazioni.
Nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolanii” si racconta che San Giorgio visse in Brianza. Un drago imperversava da Erba fino in Valassina: quando ebbe divorato tutte le pecore di Crevenna, la gente del paese cominciò a offrirgli i giovani del villaggio, estratti a sorte.
Tra le vittime designate c’era anche la principessa Cleodolinda di Morchiuso, che fu legata ad una pianta di sambuco. San Giorgio giunse in suo soccorso e, per ammansire la belva, le gettò tra le fauci alcuni dolcetti ricoperti con i petali dei fiori del sambuco. Il drago, docile come un cagnolino, seguì tranquillamente Giorgio fino al villaggio; qui, di fronte al castello, il Santo lo decapitò con un solo colpo di spada, e la testa del mostro rotolò fino al Lago di Pusiano.

In ricordo dell’avvenimento il giorno di San Giorgio, in Brianza si preparano i “Pan mej de San Giorg”, o pan meinodolci (una sorta di biscotto rustico) con  farina gialla e bianca, latte (non tutte le ricette prevede) , burro e anche fiori essiccati di sambuco. 
La ricetta fatta da me lo trovate qui .






Tradizioni - "Il verde Giorgio" 
Gli slavi della Carinzia festeggiano San Giorgio il 23 di aprile, decorando un albero, tagliato alla vigilia, e portandolo in processione, tra canti e musica, assieme con un fantoccio, ricoperto dalla testa ai piedi di rami di betulla al quale si da’ il nome di “Il Verde Giorgio”. Il fantoccio si gettava in acqua con un rito propiziatorio per la pioggia. In Transilvania, in Romania ed in Russia il Verde Giorgio porta in mano una fiaccola accesa e nell’altra un dolce, fatto di latte, farina ed uova.

Patrono di Portofino (Ge) dove ogni anno il 23 aprile viene acceso un grande falò propiziatorio per la nuova stagione.

Preghiera a San Giorgio
O San Giorgio, a te mi volgo per chiedere la tua protezione. Ricordati di me, tu che hai sempre aiutato e consolato chiunque ti ha invocato nelle proprie necessità. Animato da grande confidenza e dalla certezza di non pregare invano, ricorro a te che sei così ricco di meriti davanti al Signore: fa che la mia supplica giunga, per tua intercessione, al Padre della misericordia. Benedici il mio lavoro e la mia famiglia; tieni lontani i pericoli dell'anima e del corpo. E fa che, nell'ora del dolore e della prova, io possa rimanere forte nella fede e nell'amore di Dio.

Fonte:web


28 giugno 2013

Santi Pietro e Paolo / Sfintii Apostoli Petru si Pavel




Santi Pietro e Paolo, due apostoli e due personaggi diversi, ma entrambi fondamentali per la storia della Chiesa del primo secolo così come nella costruzione di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana.

Pietro, nato a Betsaida in Galilea, era un pescatore a Cafarnao. Fratello di Andrea, divenne apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea e dopo aver assistito alla pesca miracolosa. Da sempre tra i discepoli più vicini a Gesù fu l'unico, insieme al cosiddetto «discepolo prediletto», a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva già predetto. Ma Pietro ricevette dallo stesso Risorto il mandato a fare da guida alla comunità dei discepoli. Morì tra il 64 e il 67 durante la persecuzione anticristiana di Nerone.

San Paolo, invece, era originario di Tarso: prima persecutore dei cristiani, incontrò il Risorto sulla via tra Gerusalemme e Damasco. Baluardo dell'evangelizzazione dei popoli pagani nel Mediterraneo morì anch'egli a Roma tra il 64 e il 67. Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso.
Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.

Auguri a tutti Pietro e Paolo...buon onomastico !


13 giugno 2013

Sant' Antonio di Padova - Santo dei miracoli / Sf. Anton de Padova - Făcătorul de Minuni



Sant 'Antonio da Padova, il "santo dei miracoli", è uno dei santi più amati nel mondo cattolico. Le virtù taumaturgiche per cui è invocato, hanno fatto di lui semplicemente «il Santo». 


 Nel 1195 nasce a Lisbona il 15 agosto: il papà Martino, gentiluomo e cavaliere del re Alfonso, e la mamma Maria Teresa lo battezzano col nome di Fernando. Nel 1210 Fernando entra nel Monastero agostiniano di S.Vincenzo de Fora. Nel 1212 si trasferisce nel convento di Santa Croce a Coimbra. Nel 1220 viene ordinato sacerdote. Nel 1221 scosso per l'uccisione di cinque frati francescani missionari in Marocco, chiede e ottiene di farsi francescano e di partire in missione. Appena arrivato in terra africana, una strana malattia infrange il suo sogno ed è costretto a ritornare. La nave sulla quale si era imbarcato, per evitare il naufragio è costretta ad approdare in Sicilia. Da qui parte per prendere parte al Capitolo generale dei francescani, ad Assisi. Antonio incontra san Francesco. Frate Graziano, ministro generale della Romagna, conduce con sé il frate portoghese, affinché celebri la santa Messa ai Frati del romitorio di Montepaolo. Lí Antonio vive da eremita la regola francescana. Nel 1222 il 24 settembre, in occasione di una ordinazione sacerdotale celebrata a Forlí, deve tenere, per obbedienza, un sermone, che fa un'enorme impressione. Cosí comincia la sua grande epopea di predicatore, di docente e di ministro dell'Ordine. Di qui la sua predicazione si estende a tutta l'Italia settentrionale e alla Francia meridionale. Nel 1224 diviene insegnante di teologia nelle scuole di Bologna e di Montpellier. Nel 1226 è custode della provincia di Limoges e poi ministro provinciale della Romagna. Nel 1230 provato dalla malattia, si ritira a Padova, nel convento di S. Maria Madre del Signore. Qui si dedica alla compilazione dei Sermoni. Il 13 giugno 1231 muore.


Basilica di Sant'Antonio di Padova  - foto presa da web

Nel 2006 ho visitato la Basilica di Sant'Antonio ,ho accompagnato il mio figlio per il ritiro della prima comunione.


Oggi 13 giugno 2013 la Basilica resterà aperta dalle ore 5.30 alle ore 22.30

• Ore 10.00: S. Messa per i Collaboratori e gli Associati al "Messaggero di sant’Antonio".
• Ore 11.00: S. Messa Solenne: Presiede S. Ecc.za Rev.ma Mons. Antonio Mattiazzo, Arcivescovo-Vescovo di Padova.
• Ore 17.00: S. Messa Solenne: Presiede p. Giovanni Voltan, Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali.
• Ore 18.00: Processione delle Reliquie del Santo e della sua statua per le vie di Padova (Piazza del Santo, Via del Santo, Via S. Francesco, Canton del Gallo, Via Roma, Via Umberto I, Prato della Valle, Via B. Luca Belludi, Piazza del Santo). Al termine della Processione, discorsi del Ministro Provinciale e del Sindaco della Città, e benedizione con la Reliquia del Santo.


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Le preghiere a S. Antonio

Preghiera per chi chiede una grazia 
Ricordati, o Sant’Antonio, che tu hai sempre aiutato e consolato chiunque è ricorso a te nelle sue necessità. Animato da grande confidenza e animato dalla certezza di non pregare invano, anch’io ricorro a te, che sei così ricco di meriti davanti al Signore. Non rifiutare la mia preghiera, ma fa' che essa giunga, con la tua intercessione, davanti a Dio. Vieni in mio soccorso nella presente angustia e difficoltà, e ottienimi la grazia che ardentemente imploro, se è per il bene dell’anima mia…… Benedici il mio lavoro e la mia famiglia. Tieni lontano da essi le malattie e i pericoli dell'anima e del corpo. Fa' che nell’ora del dolore e della prova io possa rimanere forte nella fede e nell’amore di Dio

 Supplica a Sant'Antonio 
O gloriosissimo Sant'Antonio, benignissimo mio protettore e potentissimo mio avvocato, a voi fiducioso ricorro nelle presenti mie necessità e spero di essere da voi esaudito. Voi sapete le mie angustie, conoscete i miei bisogni, vede­te le mie afflizioni, ma vedete pure la fiducia che in voi ho ri­posto: si, da voi mi aspetto aiuto, il soccorso, la consolazione. Deh! porgete a me la vostra mano potente, e guidatemi al porto bramato in mezzo alla tempesta, dalla quale sono in ogni parte sbattuto. Non voglio mettere misura ai vostri soccorsi ma lascio interamente a voi il modo d'aiutarmi, che voi ben sapete quello che è più utile e vantag­gioso. Mi esaudirete, o Antonio santo? Ne sono indegno, lo confesso, perché ho meritato purtroppo con i miei peccati ogni più gran male; e le presenti mie angustie ed afflizioni sono troppo lievi castighi alle mie tante colpe. Ma ora ne sono pentito e dolente, e voi non abbiate riguardo alla mia indegnità bensì alla fiducia che in voi ho riposto. Sentite, o amabile Santo, prima di negarmi la grazia che vi domando, consultate il cuore vostro generoso e magnanimo, se esso vi dice di non esaudirmi, fatelo pure che io ne sono contento. Ma no, o Santo misericordioso, no, non sia mai vero che in mezzo a tanti, i quali in voi ritrovano aiuto, soccorso e consolazione, io solo non abbia ad essere da voi esaudito. Un raggio di speranza già rifulge alla mia mente, e una voce sento al cuore la quale mi dice che voi non volete di­sprezzare la mia umile supplica e la mia povera offerta. Deh! si, o gran Santo, accettatela ed esauditela. Amen.

  Preghiera di un ammalato 
Ammirabile Santo, glorioso per la celebrità dei tanti miracoli operati in vita e per le grazie e i miracoli, che adesso continuamente impetri a beneficio della povera umanità sofferente, io, fedele tuo devoto, molestato dalla mia malattia, che da tempo mi affligge, con cuore pieno di immensa fiducia a te ricorro. E vero che non merito di essere esaudito, per avere tante volte offeso il mio Dio e meritato giustamente i suoi castighi, ma, o caro Santo, io pen­tito delle mie colpe a te ricorro per ottenere prima di tutto il perdono dei miei peccati e la piena rassegnazione alla Divina Volontà, e poi per ottenere la guarigione dalla mia presente infermità, se la mia salute può servire per il bene dell'anima mia e per la gloria di Dio. Non disdegnare la mia preghiera, ma muoviti a compassione del mio stato, guarda la mia necessità, e guariscimi. Offro il mio male a te perché me ne liberi e mi ridoni la primitiva santità. Amen. (Pater, Ave, Gloria)

Preghiera del Giovane 
 O glorioso S.Antonio, amico dei giovani, a te mi rivolgo con fiducia, a te affido le mie aspirazioni e i miei desideri. Aiutami a vivere puro di cuore, costante nella pratica della vita cristiana e fa che sia capace di attuare gli ideali più belli. Ti raccomando il mio studio, che voglio affrontare con serietà in modo da formarmi alla vita ed essere utile ai miei cari e al mio prossimo. Fa che possa trovare dei veri amici, tienimi lontano da ogni male, e aiutami a essere forte nelle mie convinzioni umane e cristiane. Proteggimi sempre e intercedi per me presso Dio. Amen.

 Per i nostri benefattori 
O glorioso Santo, che sei tanto vicino al Signore, ti pre­ghiamo di intercedere per tutti coloro che ci fanno del bene. Ricordati anche di tutti coloro che nel passato ci sono stati vicini con la loro bontà, il loro aiuto e il loro conforto. Che il Signore esaudisca le loro aspirazioni e i loro desideri, e ricompensi largamente le loro necessità in questa vita e in Paradiso. Amen


La pia pratica dei martedì ad onare di Sant’Antonio è antichissima; però in origine si componeva di nove. Coll’andar del tempo la pietà dei fedeli li portò fino a tredici, in memoria del 13 giugno consacrato alla morte del Santo. I tredici martedì servono benissimo come preparazione alla festa, ma possono praticarsi anche nel resto dell’anno. I tredici martedì di Sant'Antonio li trovate qui

NOVENA A SANT’ANTONIO DA PADOVA 
 1° GIORNO
Sant'Antonio, tu che hai ricercato la solitudine nelle tue lezioni apostoliche per abbandonarti alla contemplazione, preservaci dall'agitazione e dal rumore. Donaci il gusto della preghiera. Insegnaci a lodare Dio come tu Lo hai lodato, a parlargli come tu Gli hai parlato. Che il nostro cuore, sull’esempio del tuo, si apra alla ricchezza dell’amore divino. Padre, Ave, Gloria
 2° GIORNO
Sant'Antonio, per la fedeltà al Vangelo, tu sei diventato il sale della terra, la luce del mondo e della Chiesa. Accordaci questa stessa fedeltà generosa perché la nostra vita, lontana dal fiaccarsi, sia riempita di buone opere e in questo modo tutta la gloria sia resa al Padre del cielo. Padre, Ave, Gloria
 3° GIORNO
Sant'Antonio, tu, la cui lingua non ha mai conosciuto la corruzione perché non ha mai smesso di benedire il Signore né d'invitare gli uomini a benedirlo, facci la grazia di partecipare alla tua lode e di annunciare Gesù Cristo tutti i giorni della nostra vita. Padre, Ave, Gloria
 4° GIORNO
 Sant'Antonio, che hai domandato al fratello Francesco d'insegnare la teologia ai primi fratelli dell'ordine incitandoli allo spirito della preghiera e della devozione, apri la nostra intelligenza e il nostro cuore alla conoscenza dei misteri di Dio. Aiutaci a ricercare sempre la verità e a vivere nell'obbedienza della Chiesa. Padre, Ave, Gloria
 5° GIORNO
Sant'Antonio, riconosciuto come il "santo di tutto il mondo", hai amato particolarmente i piccoli e i poveri. Rendici fraterni a tutti coloro che soffrono e che sono afflitti perché rinascano alla speranza e ritrovino il cammino della gioia. Padre, Ave, Gloria
 6° GIORNO
Sant'Antonio, hai attinto la tua bontà dal cuore del Bambino Gesù che hai tenuto tra le braccia. Con la dolcezza degli umili, donaci anche l'ardore degli artigiani della pace, la limpidezza dei puri e la generosità dei misericordiosi. Insegnaci a guardare i nostri simili con benevolenza e ad amarli con tutto il cuore. Padre, Ave, Gloria
 7° GIORNO
Sant'Antonio, nella croce di Cristo, ci hai invitati a scoprire il valore della nostra vita e a misurare la profondità delle nostre ferite che solo il sangue del Figlio di Dio potrà guarire. Aiutaci a comprendere di quale amore noi siamo amati e ad offrire le nostre sofferenze per la salvezza del mondo. Padre, Ave, Gloria 8° GIORNO
Sant'Antonio, tu hai amato teneramente Maria, la Madre di Gesù. Tu l'invocasti come "Gloriosa Signora e Porta del Cielo", e sei ricorso a Lei ogni giorno, specialmente nelle ore difficili. Con te, noi vogliamo pregarla umilmente e donarle la nostra fiducia raccomandandoci al suo buon soccorso. Padre, Ave, Gloria
 9° GIORNO
Sant'Antonio, innalzato alla gloria del cielo, intercedi per noi presso Gesù e Maria. Sii per tutti l'amico fedele attento ai nostri bisogni. In mezzo alle nostre gioie e alle nostre pene, guidaci sul cammino che porta a Dio. E che si aprano infine per noi le porte del Regno. Padre, Ave, Gloria

***informazioni prese da web***

22 maggio 2013

SANTA RITA da CASCIA / Sfânta Rita din Cascia



SANTA RITA da CASCIA
 La Santa avvocata dei casi impossibili
 (verso il fondo trovate una raccolta di preghiere a Santa Rita)



Oggi, 22 maggio, la Chiesa ricorda Santa Rita da Cascia. Santa Rita è una delle Sante più amate ed è oggetto di una straordinaria devozione popolare perché è molto amata dal popolo che la sente molto vicina per la "normalità" dell'esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. A Santa Rita la vita non le risparmiò nulla. Giovanissima fu data in sposa ad un uomo iroso e brutale col quale ebbe due figli, tuttavia con il suo tenero amore e passione riuscì a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile. Il marito fu assassinato e nel giro di poco tempo anche i figli lo seguirono nella tomba. Ella però non si abbandonò al dolore, alla disperazione, al rancore o al desiderio della vendetta, anzi riuscì in modo eroico a sublimare il suo dolore attraverso il perdono degli assassini del marito. Si adoperò instancabilmente per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo cosi la spirale di odio che si era creata. Entrò in convento e lì visse gli ultimi 40 anni di vita in assidua contemplazione, penitenza e preghiera, completamente dedita al Signore. Santa Rita, 15 anni prima di morire, ricevette la singolare "spina" di quella piaga che le si stampò dolorosa sulla fronte, che incessantemente le procurò i terribili dolori e le sofferenze inaudite della coronazione di spine.

Il Santuario di Santa Rita a Cascia (foto presa da web)


LA VITA
Rita nacque presumibilmente nell'anno 1381 a Roccaporena, un villaggio situato nel comune di Cascia in provincia di Perugia, da Antonio Lotti e Amata Ferri. I suoi genitori erano molto credenti e la situazione economica non era agiata ma decorosa e tranquilla. La storia di S. Rita fu ricolma di eventi straordinari e uno di questi si mostrò nella sua infanzia. La piccina, forse lasciata per qualche momento incustodita nella culla in campagna mentre i genitori lavoravano la terra, fu circondata da uno sciame di api. Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente non la punsero. Un contadino, che nel contempo si era ferito alla mano con la falce e stava correndo a farsi medicare, si trovò a passare davanti al cestello dove era riposta Rita. Viste le api che ronzavano attorno alla bimba, prese a scacciarle ma, con grande stupore, a mano a mano che scuoteva le braccia per scacciarle, la ferita si rimarginava completamente. La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce vocazione religiosa e che un Angelo scendeva dal cielo a visitarla quando si ritirava a pregare in un piccolo sottotetto.

 S. RITA ACCETTA DI ESSERE SPOSA
Rita avrebbe desiderato farsi monaca tuttavia ancor giovanetta (circa a 13 anni) i genitori, oramai anziani, la promisero in sposa a Paolo Ferdinando Mancini, un uomo conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale. S. Rita, abituata al dovere non oppose resistenza e andò in sposa al giovane ufficiale presumibilmente verso i 17-18 anni. Dal matrimonio fra Rita e Paolo nacquero due figli gemelli maschi; Giangiacomo Antonio e Paolo Maria che ebbero tutto l'amore, la tenerezza e le cure dalla mamma. Rita riuscì con il suo tenero amore e tanta pazienza a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile. La vita coniugale di S. Rita, dopo 18 anni, fu tragicamente spezzata con l'assassinio del marito, avvenuto in piena notte, presso la Torre di Collegiacone mentre tornava a Cascia.

 IL PERDONO
Rita fu molto afflitta per l'atrocità dell'avvenimento, cercò dunque rifugio e conforto nell'orazione con assidue e infuocate preghiere nel chiedere a Dio il perdono degli assassini di suo marito. Contemporaneamente S. Rita intraprese un'azione per giungere alla pacificazione, a partire dai suoi figlioli, che sentivano come un dovere la vendetta per la morte del padre. Rita si rese conto che le volontà dei figli non si piegavano al perdono, allora la Santa prego il Signore offrendo la vita dei suoi figli, pur di non vederli macchiati di sangue. "Essi moriranno a meno di un anno dalla morte del padre".. Quando S. Rita rimase sola, aveva poco più di 30 anni e senti rifiorire e maturare nel suo cuore il desiderio di seguire quella vocazione che da giovinetta aveva desiderato realizzare.

 S. RITA DIVENTA MONACA
Rita chiese di entrare come monaca nel Monastero di S. Maria Maddalena, ma per ben tre volte non fu ammessa, in quanto vedova di un uomo assassinato. La leggenda narra che S. Rita riuscì a superare tutti gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all'intercessione di: S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino che l'aiutarono a spiccare il volo dallo " Scoglio" fino al Convento di Cascia in un modo a Lei incomprensibile. Le monache convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase per 40 anni immersa nella preghiera.

 IL MIRACOLO SINGOLARE DELLA SPINA
Era il Venerdì Santo del 1432, S. Rita tornò in Convento profondamente turbata, dopo aver sentito un predicatore rievocare con ardore le sofferenze della morte di Gesù e rimase a pregare davanti al crocefisso in contemplazione. In uno slancio di amore S. Rita chiese a Gesù di condividere almeno in parte la Sue sofferenze. Avvenne allora il prodigio: S. Rita fu trafitta da una delle spine della corona di Gesù, che la colpi alla fronte. Fu uno spasimo senza fine. S. Rita portò in fronte la piaga per 15 anni come sigillo di amore. 

VITA DI SOFFERENZA
Per Rita gli ultimi 15 anni furono di sofferenza senza tregua, la sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella "senza parlare con nessuno se non con Dio", inoltre portava anche il cilicio che le procurava sofferenza, per di più sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni: dormiva per terra fino alla fine quando si ammalo e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.

 IL PRODIGIO DELLA ROSA
A circa 5 mesi dal trapasso di Rita, un giorno di inverno con la temperatura rigida e un manto nevoso copriva ogni cosa, una parente le fece visita e nel congedarsi chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena la parente si reco nell'orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata, la colse e la portò a Rita. Cosi S. Rita divenne la Santa della "Spina" e la Santa della "Rosa". S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447. S. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte. 

Preghiera per la pace in famiglia 
O Dio, autore della pace e custode amoroso della carità, guarda benevolo e misericordioso la nostra famiglia. Vedi, o Signore, come è spesso in discordia e come la pace si allontana da essa. Abbi pietà di noi. Fa' che ritorni la pace, perché tu solo ce la puoi concedere. O Gesù, Re di pace, ascoltaci per i meriti di Maria Santissima, regina della pace, e anche per i meriti della tua serva fedele, Santa Rita che arricchisti di tanta carità e dolcezza da essere angelo di pace ovunque vedesse discordia. E tu, cara Santa, prega per ottenerci questa grazia dal Signore sulla nostra famiglia e su tutte le famiglie in difficoltà. Amen.
 Preghiera della sposa 
O gloriosa santa Rita, sebbene ti sia sposata per obbedire ai tuoi genitori, divenisti un'ottima sposa cristiana e una brava mamma. Ottieni anche a me l'aiuto di Dio, perché possa vivere bene la mia vita matrimoniale. Prega perché abbia la forza di mantenermi fedele a Dio e al mio sposo. Abbi cura di noi, dei figli che il Signore vorrà donarci, dei vari impegni che dovremo affrontare. Che nulla turbi la nostra concordia. Gli angeli della pace assistano la nostra casa, allontanino la discordia e si accresca la comprensione e l'amore che unisce le anime redente dal sangue di Gesù. Fa' che, anche per la tua intercessione, un giorno veniamo a lodare Dio in cielo, nel Regno dell'amore eterno e perfetto.
 Preghiera della mamma in attesa 
Alla tua nascita, o Santa Rita, avesti il nome simbolico di una gemma e di un fiore. Guarda con amo­revolezza me che sto per divenire mamma. Anche tu divenisti mamma di due figli, che amasti ed educasti come soltanto una santa mamma può fare. Prega perché il Signore mi conceda la grazia del bimbo, che con mio marito attendiamo come dono del cielo. Fin d'ora lo offriamo al Sacro Cuore di Gesù e di Maria e l'affidiamo anche alla tua protezione. Si compia nella gioia il miracolo di una vita nuova e benedetta da Dio.
 Preghiera della mamma 
O Vergine immacolata, madre di Gesù e madre mia, per intercessione di Santa Rita, aiutami nella dolce e grave responsabilità di essere mamma. A te affido, o Madre, i figli che amo tanto e per cui trepido, spero e gioisco. Insegnami a guidarli come Santa Rita, con mano sicura per la via di Dio. Rendimi tenera senza debolezze e forte senza durezze. Ottienimi quella amorosa pazienza che non si stanca mai e tutto offre e sopporta per la salvezza eterna delle sue creature. Aiutami, o Madre. Forma il mio cuore a immagine del tuo e fa' che i miei figli vedano in me un riflesso delle tue virtù, affinché, dopo aver imparato da me ad amarti e a seguirti in questa vita, giungano un giorno a lodarti e benedirti in cielo. Maria, regina dei Santi, disponi per i miei figli anche la protezione di Santa Rita.
 A santa Rita, modello di vita 
Santa Rita da Cascia, modello delle spose, delle mamme di famiglia e delle religiose, io ricorro alla tua intercessione nei momenti più difficili della mia vita. Tu sai che spesso la tristezza mi opprime, perché non so trovare la via d'uscita in tante situazioni dolorose.
Ottienimi dal Signore le grazie di cui ho bisogno, specialmente la serena fiducia in Dio e la calma interiore. Fa' che io imiti la tua dolce mitezza, la tua forza nelle prove e la tua eroica carità e chiedi al Signore che le mie sofferenze possano giovare a tutti i miei cari e che tutti possano essere salvi per l'eternità.
 Preghiera per i casi impossibili e disperati 
 O cara Santa Rita, nostra Patrona anche nei casi impossibili e Avvocata nei casi disperati, fate che Dio mi liberi dalla mia presente afflizione......., e allontani l'ansietà, che preme così forte sopra il mio cuore. Per l'angoscia, che voi sperimentaste in tante simili occasioni, abbiate compassione della mia persona a voi devota, che confidentemente domanda il vostro intervento presso il Divin Cuore del nostro Gesù Crocifisso. O cara Santa Rita, guidate le mie intenzioni in queste mie umili preghiere e ferventi desideri. Emendando la mia passata vita peccatrice e ottenendo il perdono di tutti i miei peccati, ho la dolce speranza di godere un giorno Dio in paradiso insieme con voi per tutta l'eternità. Così sia. Santa Rita, Patrona dei casi disperati, pregate per noi. Santa Rita, Avvocata dei casi impossibili, intercedete per noi. 3 Pater, Ave e Gloria. 

Informazioni prese da qui  e qui .


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 Sfânta Rita din Cascia (1381-1447)
văduvă, călugăriţă

 Oricine va fi părăsit case, sau fraţi, sau surori, sau tată, sau mamă, sau soţie, sau copii, sau ogoare pentru numele meu, va primi însutit şi va moşteni viaţa veşnică (Mt 19,29). Tradiţia ne povesteşte că, înclinată spre viaţa de mănăstire, a fost logodită cu un om brutal şi violent, care, convertit de ea, a ajuns apoi să fie ucis dintr-o răzbunare. Cei doi fii au jurat să-l răzbune şi Rita, nereuşind să-i liniştească, l-a rugat pe Dumnezeu să-i facă mai degrabă să moară. Când dorinţa ei s-a împlinit, Rita s-a retras în Mănăstirea augustinienelor “Sfânta Maria Magdalena”. Aici a trăit o viaţă sfântă, cu o spiritualitate aparte, în care era privilegiată pătimirea Domnului nostru Isus Cristos. Într-un extaz, ea a primit un stigmat aparte, pe frunte, care i-a rămas până la moarte. Viaţa ei de soţie şi mamă creştină, semnată de durerea şi de necazurile umane, este şi astăzi un exemplu. Între multele lucruri neclare ce însoţesc viaţa sfinţilor, cel mai mare după moarte este unul care o priveşte pe sfânta Rita din Cascia, una dintre sfintele cele mai venerate în Italia şi în lumea catolică. Ea a fost beatificată abia după 180 de ani de la moartea sa şi proclamată sfântă abia după 453 de ani de la moarte. Aşadar, este o sfântă care a avut o cale oficială pentru canonizare foarte lentă - să ne gândim numai că sfântul Anton de Padova a fost proclamat sfânt la mai puţin de un an de la moartea sa -, dar, cu toate acestea, sfânta Rita a fost şi este una dintre cele mai invocate figuri ale sfinţeniei. Rita are titlul de “sfânta cazurilor imposibile”, adică a cazurilor clinice sau de viaţă în care nu mai există speranţă şi, prin mijlocirea ei, sunt rezolvate în mod miraculos.
 Soţie şi mamă încercată s-a născut în jurul anului 1381, la Roccaporena, un sat de munte la 710 m altitudine, în comuna Cascia, provincia de Perugia. Părinţii săi, Antonio Lottius şi Amata Ferri, erau deja maturi când s-au căsătorit, şi numai după doisprezece ani s-a născut Rita, ca un dar al Providenţei. Viaţa Ritei a fost o întreţesătură de fapte minunate, pe care tradiţia, din care avem puţine informaţii, ni le-a transmis; dar, ca în toate legendele, există, fără îndoială, un fond de adevăr. Se povesteşte aşadar că mama, foarte pioasă, a avut viziunea unui înger ce îi vestea graviditatea târzie, că vor avea o fiică şi că o vor numi Rita. Sub acest aspect, este o asemănare cu Ioan Botezătorul, care şi el s-a născut din părinţi bătrâni şi numele i-a fost sugerat într-o viziune. Întrucât la Roccaporena nu exista o biserică cu baptisteriu, micuţa Rita a fost botezată în biserica “Santa Maria della Plebe”, din Cascia. De copilăria ei se leagă o minune. După câteva luni de la naştere, părinţii au început să ia fetiţa cu ei la lucrările de pe câmp, punând-o într-un coş de papură, destul de aproape. Într-o zi, când micuţa se odihnea la umbra unui copac, în timp ce părinţii erau mai departe, un roi de albine i-au înconjurat capul fără să o înţepe, ba chiar unele dintre ele au intrat în leagăn, lăsând acolo miere. Între timp, un ţăran, ce se rănise la mână cu o secere, a lăsat munca pentru a alerga la Cascia ca să fie îngrijit; trecând prin faţa leagănului şi văzând scena, a încercat să alunge albinele şi a venit astfel a doua fază a minunii; în timp ce încerca să îndepărteze albinele, rana i s-a vindecat complet. A strigat că este minune şi, împreună cu el, toţi locuitorii din Roccaporena au recunoscut faptul acesta ca fiind miraculos. Rita a crescut în ascultare faţă de părinţi, care, la rândul lor, i-au transmis fiicei, atât de mult aşteptată, cele mai vii sentimente religioase. Şi-a trăit copilăria şi adolescenţa în liniştitul oraş Roccaporena, unde familia sa avea o poziţie bună şi un anumit prestigiu, întrucât se pare că membrii familiei Lottius erau incluşi printre “pacieri” (pacificatori) între controversele civile şi penale ale oraşului. Deja din primii ani ai adolescenţei, Rita şi-a manifestat deschis vocaţia pentru o viaţă călugărească. Ori de câte ori era posibil, se retrăgea în micul oratoriu construit cu consimţământul părinţilor, sau alerga la Mănăstirea “Sfânta Maria Magdalena”, aproape de Cascia, unde probabil avea o soră sau o rudă. Frecventa şi biserica “Sfântul Augustin”, alegându-i ca protectori pe sfinţii care erau veneraţi acolo, în afară de sfântul Augustin, Ioan Botezătorul şi Nicolae de Tolentino, canonizat apoi în anul 1446. Avea 13 ani când părinţii, obligaţi să o facă, au logodit-o cu Fernando Mancini, un tânăr din oraş, cunoscut pentru caracterul său puternic, impetuos, după unii studioşi, brutal şi violent. Rita nu a fost entuziasmată, întrucât altele erau aspiraţiile ei, dar în epoca aceea, căsătoria nu era stabilită de logodnici, ci de interesele familiilor. Ea a trebuit să cedeze insistenţelor părinţilor şi să se ofere ca mireasă tânărului ofiţer care comanda garnizoana din Colegiacone, căruia i-a fost “victimă şi soţie”. A suferit din partea lui tot felul de maltratări, fără a se plânge, cerând cu umilinţă până şi permisiunea de a merge la biserică. O dată cu naşterea celor doi gemeni şi cu perseverenţa de a răspunde cu blândeţe la violenţă, a reuşit, cu timpul, să transforme caracterul soţului, să-l facă mai blând; a fost o schimbare ce a făcut să se bucure toată Roccaporena, care, timp de ani de zile, trebuise să suporte numai discordii. Fiii, Giangiacomo Antonio şi Paolo Maria, au crescut educaţi de Rita Lottius, conform principiilor ce i-au fost transmise de părinţii ei, dar, din nefericire, şi-au însuşit idealuri şi reguli din comunitatea de la Cascia, care, printre altele, reţineau ca legitimă răzbunarea. După câţiva ani, într-o perioadă neprecizată, cei doi bătrâni părinţi ai Ritei şi apoi soţul au fost ucişi într-o ambuscadă, într-o seară, când se întorceau la casa din Cascia. Fără îndoială, a fost acţiunea unuia care nu-i iertase violenţele de mai înainte. Fiilor, de acum de 15 ani, a încercat să le ascundă moartea violentă a tatălui, dar, din acea zi dramatică, a trăit cu frica pierderii şi a fiilor, întrucât au aflat despre cei care l-au ucis pe soţ. Erau hotărâţi să-i elimine pe toţi cei care aparţineau familiei Mancini; în acelaşi timp, cumnaţii ei erau hotărâţi să se răzbune pe Fernando Mancini şi fiii ei trebuiau, în felul acesta, să fie implicaţi în lupta de răzbunare. O legendă povesteşte că Rita, pentru a-i sustrage de la această soartă, l-a rugat pe Cristos să nu permită ca sufletele celor doi fii ai săi să se piardă, ci, mai degrabă, să-i ia din această lume. “Eu ţi-i dau. Fă cu ei ce vrei”. După un an, cei doi fraţi s-au îmbolnăvit şi au murit, spre durerea mamei lor. Îmi permit acum să introduc o reflecţie personală; sunt din Italia de Sud şi în unele regiuni există corupţie organizată şi, în unele sate, chiar răzbunări familiale, ca în timpul sfintei Rita, şi periodic lasă morţi în teritoriul natal. Numai că astăzi avem tot mai des femei de viaţă uşoară, care se substituie oamenilor ucişi, încarceraţi sau fugari; sau pentru a-i instiga pe ceilalţi membri ai familiei sau componenţi ai bandelor, pentru a se răzbuna, avem femei introduse în Mafia, în Camora etc. Sfânta Rita, cu riscul de a-şi diviza proprietatea creată, i-a cerut lui Dumnezeu să-i ia fiii, aşa încât să nu se amestece, la rândul lor, în răzbunările urmate de omucidere. Sfânta Rita este un model de femeie adaptat pentru timpurile grele. Zilele sale au fost acelea ale unei perioade tragice, din cauza luptelor fratricide, a ciumelor, a foametei, a armatelor care veneau să invadeze încontinuu Italia şi care semănau pretutindeni foamete. Violenţa acţiunilor locale a distrus existenţa familiei Rita Lottius. Dar ea nu s-a dat bătută, nu şi-a petrecut restul zilelor plângând, ci a avut curajul să lupte pentru a opri răzbunarea şi a alege pacea. Îndată a fost înconjurată de un nume bun, întrucât lumea din Roccaporena o căuta ca pe un judecător de pace în acel cuib de vipere ce se afla în primăriile medievale. Un exemplu strălucitor al rolului determinant şi activ al unei femei în câmp social, de pace şi de dreptate. Văduvă şi călugăriţă Liberă de legăturile familiale, s-a adresat surorilor augustiniene din Mănăstirea “Sfânta Maria Magdalena”, din Cascia, pentru a fi primită de ele; a fost respinsă de trei ori, în ciuda cererilor ei înfocate. Motivele nu sunt clare, dar se pare că surorile s-au temut să nu fie implicate în cearta dintre familiile locului, şi numai după o împăcare, realizată în mod public, între fraţii soţului şi cei care l-au ucis, ea ar fi putut să intre în mănăstire. După cum spune tradiţia, intrarea ei în mănăstire a fost un fapt miraculos. Se povesteşte că, într-o noapte, Rita, ca de obicei, a mers să se roage pe un “Scoglio” (înălţime pe munte ce se ridică cu 100 m deasupra localităţii Roccaporena), şi aici a avut loc viziunea celor trei sfinţi protectori ai ei, care au dus-o la Cascia, introducând-o în mănăstire. Era probabil anul 1407; când surorile au văzut-o în rugăciune, în corul lor, deşi toate porţile erau închise, convinse de minune şi de surâsul ei, au primit-o între ele. În timpul acela, Rita avea cam 30 de ani şi, deşi nu primise nici o educaţie literară, a fost admisă printre călugăriţele din cor, adică acele surori care, ştiind să citească, puteau să recite “Oficiul divin”, dar în mod evident, pentru Rita s-a făcut o excepţie, substituindu-se “Oficiul divin” cu alte rugăciuni. Noua soră a intrat imediat în comunitate, ducând o viaţă de sfinţenie exemplară, practicând caritatea, pietatea şi pocăinţe deosebite, încât, în scurt timp, a trezit admiraţia surorilor. Având o devoţiune aparte faţă de pătimirea lui Cristos, a dorit să fie făcută părtaşă la suferinţele Domnului, astfel că durerile lui au devenit tema principală a meditaţiilor şi rugăciunilor sale. Isus a ascultat-o şi, într-o zi, în anul 1432, în timp ce era în contemplaţie înaintea crucifixului, a simţit un spin din coroana lui Cristos că s-a înfipt în fruntea ei, producându-i o rană profundă ce a devenit apoi purulentă şi putridă, obligând-o la o separare continuă. Rana a dispărut numai cu ocazia unui pelerinaj la Roma, care a avut loc la canonizarea sfântului Nicolae de Tolentino, suspendată din secolul precedent; lucrul acesta i-a permis să treacă printre oameni. Era atât de identificată cu crucea, încât a trăit în suferinţă ultimii cincisprezece ani, mângâiată de trudele, de suferinţele, dar şi de posturile şi flagelările care erau atâtea şi atât de diferite; în ultimii patru ani, se hrănea atât de puţin, încât poate Împărtăşania euharistică era singura ei hrană, şi a fost constrânsă să rămână întinsă pe patul de suferinţă. În această fază finală a vieţii ei, s-a întâmplat o altă minune; fiind nemişcată în pat, a primit vizita unei rude care, atunci când şi-a luat rămas-bun, a întrebat-o dacă doreşte ceva din casa ei de la Roccaporena şi Rita i-a răspuns că i-ar fi plăcut să aibă un trandafir din grădină, însă ruda a obiectat că suntem în plină iarnă şi că acest lucrul este imposibil. Dar Rita a insistat. Întorcându-se la Roccaporena, ruda a mers în grădiniţa casei şi a găsit acolo un trandafir îmbobocit. Plină de uimire, l-a luat şi i l-a dus Ritei, la Cascia, care i-a mulţumit şi l-a oferit surorilor uimite. În felul acesta, sfânta văduvă, mamă, soră, a devenit sfânta “spinilor” şi sfânta “trandafirului”; în ziua sărbătorii ei, aceste flori sunt binecuvântate şi împărţite credincioşilor. La 22 mai 1447, Rita a trecut din această viaţă, în timp ce clopotele sunau a sărbătoare vestind “naşterea ei pentru cer”. Se povesteşte că, în ziua înmormântării, când de acum se răspândise vestea minunilor din jurul trupului ei, au apărut albine negre care şi-au făcut cuib în pereţii conventului, şi încă şi astăzi sunt acolo albine care nu au stup, nu fac miere şi de cinci secole se înmulţesc între acele ziduri. Printr-un privilegiu special, trupul ei nu a fost niciodată înmormântat, tratat într-un mod specific tehnicilor din vremea aceea, a fost aşezat într-un sicriu de chiparos, s-a pierdut apoi într-un incendiu, apoi a fost regăsit într-un artistic sarcofag de lemn, lucrarea lui Cesco Barbari, un lemnar din Cascia, un om credincios, vindecat prin mijlocirea sfintei. Pe sarcofag sunt numeroase reprezentări ale lui Antonio de Norcia (1457), pe capac este reprezentată sfânta în haină augustiniană, întinsă în somnul morţii pe o draperie înstelată; sarcofagul este astăzi păstrat într-o bazilică nouă, construită între anii 1937-1947, iar trupul neputrezit se află într-o urnă transparentă, expus spre venerarea nenumăraţilor credincioşi în bazilica sanctuar “Sfânta Rita de Cascia”. Alături de pernuţă se află o inscripţie lungă ce face apel la viaţa “perlei din Umbria”, la iubirea ei pentru cruce şi la viaţa ei de călugăriţă sfântă; epitaful este în antica limbă a Umbriei şi este de mare interes pentru a cunoaşte profilul spiritual al sfintei Rita. Trebuie să spunem că trupul, rămas în mod miraculos necorupt, spre deosebire de acela al altor sfinţi, apare ca o persoană moartă de curând şi nu prezintă pe frunte faimoasa plagă a spinilor, care a dispărut în mod miraculos după moarte. Totul este documentat pe relatările medicale efectuate în timpul procesului de beatificare ce au avut loc în anul 1627, pe timpul papei Urban al VIII-lea; cultul a continuat fără încetare pentru sfânta numită “trandafirul de la Roccaporena”; pe 24 mai 1900, papa Leon al XIII-lea a canonizat-o în mod solemn. Cu numele ei au fost intitulate mai multe iniţiative de asistenţă, mănăstiri, biserici etc. A apărut şi o uniune, numită “Opera Sfintei Rita”, care are ca scop cultul sfintei, cunoaşterea ei, pelerinaje continue şi, printre nenumăratele realizări, se numără capela din casa ei, capela “Sacro Scoglio”, unde se ruga, sanctuarul de la Roccaporena, un orfelinat şi o casă a pelerinului. Inima cultului, însă, rămâne sanctuarul şi mănăstirea din Cascia, care, împreună cu Assisi, Norcia, Cortona, constituie leagănul marii sfinţenii a Umbriei.